Contenuto informativo dello Studio Oculistico Dott. Giuseppe Davì.
la fotocoagulazione retinica tradizionale è stata usata per trattare differenti patologie retiniche per diversi anni; è efficace ma è anche distruttiva. Lo sbiancamento retinico che vediamo durante i nostri trattamenti laser è indice del danno termico che abbiamo indotto.
Per molti anni si partiva dal presupposto che per aver un effetto terapeutico era necessario indurre un danno alla neuroretina; da non molto tempo si sta accreditando sempre più l’ipotesi che non è con la distruzione dei fotorecettori che si raggiunge il risultato terapeutico ma è con la fotostimolazione dell’epitelio pigmentato retinico. La fotocoagulazione crea localizzate aumenti della temperatura dando origine a lesioni termiche ma anche risposte biologiche che insieme realizzano un effetto terapeutico.
Il sottosoglia ideale per effettuare la fotostimolazione e quindi trattare in sicurezza patologie a livello maculare, è quello compreso tra la soglia di attivazione degli effetti biologici (soglia inferiore) e la soglia di non visibilità in autofluorescenza (soglia superiore). La modalità migliore per lavorare all’interno del sottosoglia ideale non è quella di ridurre la potenza o il tempo di esposizione di un laser convenzionale ma disporre di un laser micropulsato.
Un laser in onda continua emette un flusso costante di energia anche con tempi brevissimi di esposizione e la temperatura ha il tempo di salire; al contrario in un laser micropulsato l’emissione continua è frazionata in un treno di brevi impulsi la cui durata (on) e l’intervallo (off) possono essere variati dall’operatore: parliamo pertanto di ciclo operativo. La migliore lunghezza d’onda per trattare patologie maculari con laser micropulsato è di 577 nm, in quanto ha il picco di assorbimento a livello dell’ossiemoglobina.
Inoltre la lunghezza d’onda gialla non è assorbita dai carotenoidi presenti a livello maculare, quali luteina e zeaxantina, fattore che rende sicuro il trattamento anche in fovea. Utilizzando comunque un laser non visibile e dovendo trattare con spots confluenti tutta l’area patologica è utile disporre di un laser multiplot che rilascia gli impulsi secondo griglie definite.
Protocollo di trattamento:
Midriasi farmacologica con Tropicamide coll 1% e anestesia topica con Benoxinato coll 4% Applicazione di lente a contatto AREA CENTRALIS
Fotostimolazione con Laser Diodo Micropulsato (MPD) giallo, lunghezza d’onda di 577 nm
Spot laser: “confluenti” (MULTISPOT) e viene eseguito su tutta l’area patologica
Potenza: 70% della potenza minima necessaria ad ottenere lo sbiancamento retinico, in modalità micropulsata (valutazione allo SLO dopo venti minuti) Diametro spot: 100 µm Durata dell’impulso: 200 millisecondi Applicazioni cliniche principali del micropulsato: Risensibilizzazione della degenerazione maculare neovascolare non più responsiva agli anti-VEGF Corioretinopatia sierosa centrale
Edema maculare diabetico
Edema maculare post trombosi
Cronico e residuo distacco retinico subfoveale dopo chirurgia
Edema maculare da radioterapia
Retinite pigmentosa Conclusioni: sono numerose ormai le evidenze cliniche e scientifiche sulla efficacia e la sicurezza del laser micropulsato che ad oggi dobbiamo considerare come un’arma in più da associare alle altre terapie. Tale metodica inoltre presenta numerosi vantaggi essendo: Sicura Ripetibile Non invasiva (se paragonata ad una fotocoagulazione distruttiva o alla terapia intravitreale a cui comunque può essere di supporto)